SINNARAZ IS THE NEW FEDAL. ANNO 2

1651 a 1651.

A fine 2025, questo è il totale di punti negli incontri tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner.
Escludendo le baggianate a Dubai, la prossima in quel di Seul, che contano solo per i conti in banca delle due imprese tennistiche.
Se l’iberico, nei testa a testa, guida 10 a 6, i titoli pro complessivi sono 24 per tutti e due.
Dal 2024 il Sinnaraz ha partecipato a 19 tornei, vincendone 18.
Nell’era del robotennis, abbiamo (hanno) un altro Fedal da vendere.
Si riparte, come sempre dall’era moderna (cominciata nel 1988), down under.
Senza Juan Carlos Ferrero nella panca del numero 1, con Darren Cahill ancora nel box del numero 2 (1 bis).
Considerando la distanza siderale tra il Sinnaraz e il resto della truppa, l’attuale 3 ATP Sasha Zverev è a 6340 (!) punti da Sinner, ci si interroga sul godot Grande Slam annuale.
Che se uno dei due fenomeni fora (di corpo o di testa) tanto godot non sarebbe.

1

Nel ’25 Alcaraz ha incassato di montepremi 16.8 milioni di euro, Sinner 17.1 milioni.
Si dice che la rottura tra il suo mentore, Ferrero, e Carlos sia stata per ragioni economiche.
In questo taccuino si racconterà molto di soldi: il tennis è un (ex) gioco, prossimo allo sport di performance più usurante, dove l’atleta (se campione) è diventato un’azienda.
In nessun altro sport (ultra) professionistico c’è stata questa accelerazione (brutale).
Per tornare ai dindi: Alcaraz ha sommato 5 milioni di euro negli ingaggi ai 500, Sinner 3.
Il roscio ha intascato 5.5 milioni dalle esibizioni, il moro (platino post US Open) 4 e mezzo.
37 i milioni nelle sponsorizzazioni dell’italiano, 35 quelli dello spagnolo.
Farebbero 66 a 64 per Jannik, 130 milioni di euro totali in un anno.
Jannik ha 14 contratti, Carlos 10, e un marchio (logo), la volpe stilizzata.
Tra poco l’iberico sbarcherà col suo.
Il 10 gennaio 2026, “Super Match” Sinnaraz in Corea del Sud.
Se saranno capaci di mediare, mitigare, queste parate (“Prendi i soldi e scappa”), dureranno..

2

Rewind.
Torino, 16 novembre 2025, ultima puntata (per adesso) del serial.
Finalona del caro vecchio Masters, atmosfera circense il giusto.
Gli eroi paiono come Forrest Gump: stanchini.
Ne esce fuori un match tesissimo, al calor bianco, diseguale: indoor, si gioca il tennis di Sinner, ma le variazioni di Alcaraz sono letali.
Dopo una smorzata federeriana di Carlos, Jannik si salva – set point murciano, sul 5/6 nel primo set – con una seconda di servizio a 187 orari, al corpo.
Succede anche nel tie-break, un’altra seconda a 184 km/h.
Sono quattro dritti sbagliati dello spagnolo, per lui banali, a far rientrare l’italiano nel secondo parziale.
Partita emotiva, più che emozionante, sul filo.
Il Carota serve male, per i suoi standard, lanciando (troppo) in avanti la palla e con un mulinello complesso.
La fasciatura alla gamba destra di Carlito spiega il consumo psicofisico del dinamico duo.
Sinner la chiude (7/6 7/5) con colpi al limite, tipo una scentrata di dritto che rimane in campo dopo un campanile.
8 ace, 5 doppi falli e il 55 % di prime.
Il 16 su 34 (47 %) nel secondo set testimonia il calo del bolzanino.
Che vince di cazzimma, convertendo 2 palle break su 2, con 1 su 3 del rivale.
28 winners dell’iberico, 25 l’azzurro.
Sinner non veniva breakkato da Vienna (sigh), nei quarti opposto a Ben Shelton.
Altre considerazioni statistiche e tecniche, bizzarre.
13 punti su 16 di Jannik, sulla seconda, nel secondo parziale.
Il dritto anomalo di Carlos, un incubo per gli avversari, viene a mancare sul più bello, in una serata dove la nuova arma – il rovescio lungolinea – funziona alla grande.
A rete, all’Inalpi Arena, ci si abbraccia contenti.
Il tennis sono loro, il resto è (diventato) mancia.

3

E’ pure la domenica della morte in diretta, l’ennesima, del calcio italiano.
Italia-Norvegia 1 a 4, coi nordici a San Siro che devastano i nipotini scarsi della nazionale che fu dominante per mezzo secolo.
7.5 milioni in prima serata tivù, share 34.3 %.
Il Sinnaraz sabaudo 6.7 milioni di telespettatori, tra Sky e Rai, e il 35.7 %.
Una staffetta al contrario: in attesa del ribaltone a Commodo calcio, la banda Binaghi è già là nel numero di praticanti, c’è la sverniciata sentimentale, nazionalpopolare.
Un paesello, l’Italia, che corre sempre in aiuto del vincitore.

4

Il Sinner 2024-2025 è stato il quinto giocatore, nell’era del tour, ad aver fatto registrare due stagioni consecutive con almeno il 90 % di vittorie.
Gli altri?
Jimmy Connors (1974-76), Bjorn Borg (1977-80), Ivan Lendl (1985-87), Roger Federer (2004-06).
La campagna ’25 si approccia col terzo Slam, il secondo Aussie Open di fila.
La finale contro Alexander Zverev sintetizza la (nuova) carne del robotennis.
Jannik è ciò che pensavamo diventasse Sasha, potenzialmente: palla pesantissima, gioco orizzontale e chassis atletico e mentale.
Una domenica in ufficio per il fuoriclasse di San Candido (6/3 7/6 6/3).
Da dietro, il tedesco viene smontato, pezzo dopo pezzo.
Il dritto di Zverev è il target privilegiato nella tattica dell’italiano: 19 errori di Sasha col forehand, nel parziale d’apertura, spiegano tutto.
Il tedesco subisce così tanto gli scambi lunghi, 27 a 13 per Sinner dai 9 colpi in su, che improvvisa un bel po’ di (goffe) discese a rete per uscire dalla ragnatela.
14 su 27, il risultato dell’avventura.
Sui 220 punti giocati da fondo, il Carota fa 69 su 117: un 59 percento che ne decreta l’inscalfibilità nella sequenza base.
Sono stati gli Zverev prodotti dalle fabbriche (accademie) a prolungare le carriere delle superstar nate negli anni ’80.
A falsare ulteriormente la Storia del gioco.
A Torino, nel round robin, Zverev contro Félix Auger Aliassime è una sorta di riassunto di cosa sono oggi (e ieri) ATP e WTA.
Due atletoni spaventosi, terrorizzati da soluzioni tecniche che non siano già collaudate.
2 set, 32 unforced errors.
A proposito: proprio nel segno di questo meccanismo, dell’oltre Sinnaraz attenzione – nel 2026 – al canadese.
Perché si arriva ai major con la corazza, costruita, più che col talento.

5

L’omologazione dei fattori è ovunque e si nota (troppo).
Alla Défense Arena, il 1000 che fu a Bercy, le condizioni sono lentissime per un indoor.
In un anno si è passati da 46.6 a 35.1 di CPI (Court Pace Index).
Se all’aperto la variabile aggiunta è l’orario, di giorno, col sole e il caldo, più veloce, di sera più lento, sul cemento al coperto l’evidenza è implacabile.
Si aggiungono strati imbottiti, sotto l’acrilico, per velocizzare o rallentare: più sabbia, più il campo è una palude hard court.
Il centrale parigino è anche scivoloso, le palle non rispondono.
Alcaraz, dopo la sconfitta con Cameron Norrie al primo turno, lo ha paragonato a Montecarlo.
Che è 29 di CPI, sulla terra.
Shanghai è stato rallentato a (un folle) 32.8, Indian Wells a 30.9.
Solo Toronto (44.6) e Cincinnati (43) sono in controtendenza.

6

Ci sarebbero pure le palline.
Alexander Bublik si allena, recentemente, con le Dunlop.
Posta sui social la foto di una palla pelosissima, fluff.
“Queste sono le palle d’alta qualità di un torneo Slam.
Dopo 5 minuti a provare lo slice.”
Tutti, dai pro agli amatori, notano la pessima qualità delle palle moderne.
Le Dunlop, nei circoli e nei club sono diventate una barzelletta.
Vengono prodotte nelle Filippine.

7

Il trend del rallentamento e dell’omologazione delle superfici, iniziato due decenni fa, è oggi al culmine.
Sulle palle, la spiegazione è di Zverev: “A causa del covid, le aziende hanno tagliato i costi, usando un materiale gommoso differente, che rende le palline più lente tra il 30 e il 60 percento.
Succede che l’aria e la pressione nella palla si perdono, perché il materiale non riesce a trattenerli.
Quindi, non solo la palla si gonfia ma si svuota drasticamente.”
Quasi tutti, nel circuito ATP, con questi stracci gialli e le racchettone luxilon, possono rimanere nello scambio: basta essere preparati fisicamente e avere la cilindrata (..).
Lavorare il colpo e pugnetto.
Il risultato di qualità è frutto di (una mostruosa) quantità d’allenamento, fuori e dentro il rettangolo di gioco.
Per un top 30-50, le spese del team di lavoro sono superiori ai 300000 dollari all’anno.
Ancora quel mattacchione di Bublik: “Un mese ho speso 100000 dollari.
Magari ero in vacanza, o in una clinica a curarmi..”
Il kazako, alla sua migliore stagione, di culto il suo successo ad Halle (sei recite di ferro e piuma), è il nostro grillo parlante.
“Io vorrei finire bene.
Adesso Murray è entrato nel team di Djokovic: è un aggrapparsi a cose che non esistono più, echi del passato.
Magari a 36 anni sarò a giocare il challenger di Bangkok, ma spero di non arrivarci.”

8

Sinnaraz (primissima) finale Slam che va oltre ogni speranza, quella del Roland Garros.
Uno psicodramma, un instant classic, la finalissima major più iconica dai tempi del (leggendario) Fedal all’Aussie Open 2017.
Quella fu la ciliegia sulla torta, di due settimane inenarrabili, questo è il match che nobilita (salva) il baraccone.
5 ore e mezza di un gioco inventato dal diavolo.
193 a 192 il conto complessivo, a favore del roscio.
Che comanda l’incontro, per quasi 4 parziali, controllando l’angolo destro, picchiando scientemente (profondo) in diagonale.
La polaroid del momentum (italiano) nel tie-break del secondo set: 20 minuti coi due che spaventano per variazioni (Carlos) e precisione martellante (Jannik).
Il 4 a 2 del bolzanino con un dritto in contropiede (lungolinea) che lascia di sasso il murciano.
Se Alcaraz è un cardiogramma impazzito, Sinner è una macchina da gioco percentuale, un Nole col punch di Marat Safin.
La sinusoide di Carlito, che tenta colpi senza senso e stacca (con la cabeza), mette il rosso davanti a 3 match-point, sullo 0/40.
Annullati dall’altro, con un errore di rovescio di Jannik sul secondo.
Il decimo game del quarto set, Sinner che serve per la Coppa dei Moschettieri, cambia il flusso del film.
All’italiano manca la battuta, la prima entra col 54 %, per chiudere la contesa.
Che si tramuta in un rodeo e in un inno all’irrazionalità agonistica.
Sinner sembra senza benzina, Alcaraz impazza.
Il campeon, quando va lui a servire per il trofeo, subisce la rimonta di un roscio chirurgico.
Talmente stanco (..) da colpire a braccio sciolto, pesantissimo, sulle righe.
Il super tie-break è un assolo dell’iberico.
Che la vince (4/6 6/7 6/4 7/6 7/6) con un loop di Alcaraz moment, punti da braccio d’oro e gambe rubate al calcio, e il dritto (i dritti).
53 vincenti con quel colpo.
La statistica chiave di un match (for the ages) che aveva (quasi) perso.

9

Sono le 19 26 a Londra, quando Jannik Sinner vince Wimbledon.
Anche in tempi di ossessioni quantitative, occorre ribadirlo: Church Road non è solo uno Slam, ma uno degli scenari privilegiati dell’universo sportivo.
Al pari del Tour de France, dei Mondiali di calcio, del Super Bowl, della Maratona di New York, della Streif.
E’ un’altra dimensione, non solo popolare.
Sinnaraz altoatesino con punteggio seriale (4/6 6/4 6/4 6/4), in un contesto troppo particolare, emotivo, per riprodurre il livello (tecnico) del Roland Garros.
Impressionante il lampo di Alcaraz, dal 3/4, con una serie di tocchi e magate.
Eppure Sinner, nel secondo set, rimane nell’incontro e – piano piano – lo ribalta.
Il Carota serve col cronometro: prima e seconda (rischiosa ma pensata).
Che rispondesse meglio, 44 a 36 i punti vinti, era acclarato.
Il murciano, che ha nei polpacci 5 ore in più di gioco accumulate nelle sei gare precedenti, batte maluccio: 53 % di prime, 7 doppi falli.
Jannik si infila nelle pieghe di un Carlos confuso e infelice, prigioniero dei suoi top-spin alti (che il roscio legge e anticipa).
Sinner si aggiudica Wimby soprattutto nel serale dell’ultimo lunedì, agli ottavi, contro Griga Dimitrov.
Il bulgaro, per un’ora e mezza aveva nascosto la palla all’azzurro, variando continuamente e aggredendolo con un tennis (più) verticale.
Grigor si infortuna mentre è avanti 6/3 7/5 2/2: 79 punti a 65, 13 aces a 3, 36 winners a 13.
Come dimostrato nel primo turno dal vecchio Fabio Fognini, opposto ad Alcaraz, i trucchi del mestiere per mettere in difficoltà i Next Gen sono vecchi e risaputi..

10

Fast forward.
US Open, venerdì al Louis Armstrong, Ben Shelton opposto ad Adrian Mannarino.
Il manifesto inconsapevole di cosa sia diventato il tennis anni ’20.
Un bel match, il più interessante della prima settimana, tra mancini.
L’americano, classe 2002, la chela che esplode pallate in top-spin sul dritto.
Il francese, 37 anni, gioca di pittino sfruttando la velocità dell’altro.
Con queste palle, il cemento, il caldo, l’atleta dovrebbe consumare il fantasista, triturandolo.
Invece c’è equilibrio, per (quasi) 4 set, fino a che Shelton non alza bandiera bianca per un problema alla spalla sinistra.
Tutto quel dinamismo da duecentista, l’impatto violento dei colpi, può produrre anche quello: una serie continua, fastidiosa o terminale, di infortuni.
Mannarino sopravvive (..) in questa ATP giocando con una retina da pesca (..): tensione 10 chili, forse.
Con quella Babolat, rarissima, devi avere la mano.
I suoi colpi, nello stadio, quasi non si udivano.
Paragonato al gesto di Shelton, due sport diversi.
Con la fionda del pelato, a livello neuromuscolare potresti giocare fino a 50 anni.
Con la mazza da baseball del ricciolino, ci si rompe spesso.
Vedere per credere, in pochi mesi, Holger Rune, Jack Draper, Arthur Fils.

11

Corriere della Sera, domenica 24 agosto, Sinner in prima pagina: “Compro i Lego e ci gioco la sera. Ho tanti pensieri, mi rilasso così.”
Pagina 22 e 23 occupate dall’intervista al campione.
Jannik ha appena firmato come “ambasciatore globale” di Explora Journeys, brand di crociere di lusso del gruppo MSC.
Il giornale ospita la pubblicità del nuovo sponsor.
Ombretta Colli cantava: “Facciamo finta che.. Tutto va ben, tutto va ben. Facciamo finta che tutto va ben.”
Mentre Gucci gli cuce addosso un’immagine alla James Bond delle Dolomiti, proseguono le trattative della Warner per un’ospitata (trionfale) a Che Tempo Che Fa sul Nove.
Una questione di soldi e spazi.
E’ lo sport professionistico del ventunesimo secolo, quello pop, a essersi trasformato in uno spettacolo integrato.
A ottobre, mentre Sinner e Alcaraz duellavano per il numero 1 nel ranking, clasico Real-Barca pallonaro.
Il giorno dopo, Lamine Yamal era a Milano, all’Armani Hotel, in compagnia dell’influencer Anna Gegnoso.
Yamal, 18 anni, 15 milioni di euro all’anno (più bonus), gira col jet privato.

12

A New York terzo Sinnaraz Slam, di domenica, consecutivo: i due ci stanno prendendo gusto.
Comparsata fantasma di Taco Donald, l’idolo di Patrick Bateman, a parte, è la finale più unidirezionale delle tre.
Il rovescio lungolinea di Alcaraz è la kryptonite di Sinner, in un set d’apertura che è un (inedito) no contest.
Col back a tre quarti campo, che toglie l’italiano dalla comfort zone, le risposte di dritto dell’iberico sono dinamite.
L’attacco col forehand in chop, lo smash con una curva (effetto) esagerata, le smorzate improvvise (di tocco) le ha solo lui.
La violenza del rally sul primo punto del game conclusivo (6/2 3/6 6/1 6/4) è cyborg tennis.
Se Carlito fosse sempre quello, dell’ultima settimana a Flushing Meadows, non ci sarebbe molto da fare.
42 vincenti a 21, il 42 % di punti vinti alla risposta (47 su 112) contro il 27 % del roscio.
Impressiona il servizio, per efficienza (61 % di prime) e versatilità.
Nel torneo si è aggiudicato l’84 % dei punti sulla prima battuta, il 63 % sulla seconda.
All’esordio, opposto a Reilly Opelka, la velocità media era 181.86 km/h, in finale 193.
Un ace ha toccato i 216 orari.
Un set perso in 7 partite, 3 break subiti: la più grande performance al servizio dai tempi di Pete Sampras, nel 1997, a Londra.
Le 10 palle break affrontate sono un primato major, da quando vengono rilevate (1991).
Alcaraz US Open ’25: 10. Sampras US Open ’93: 12. Federer Wimbledon ’06: 12. Agassi AusOpen ’95: 15. Federer Wimbledon ’05: 17.
Sampras Wimbledon ’99: 18. Sampras Wimbledon ’97: 19. Federer Wimbledon ’09: 19. Nadal US Open ’10: 20.

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Agli US Open 2022 vinti, Alcaraz perse 24 volte il servizio, al Roland Garros 2025 17 volte.
A New York, Sinner in 7 gare ha messo il 54.9 % di prime.
Solo Alex De Minaur aveva, a settembre, una percentuale più bassa.
Che Sinner sia (stato) il numero 1 ATP per così tante settimane, e lo stop in mezzo per la vicenda clostebol, con quei problemi alla battuta, rivela quanto sia forte (di testa) l’altoatesino.
I margini (ulteriori) di miglioramento, suoi, e anche la mediocrità generale del tennis di élite.
Due fenomeni, molti perdenti di successo.

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I dritti del Sinnaraz sono pesanti, profondi, veloci, ma con impostazioni diverse.
Quello di Sinner è compatto, la testa della racchetta è rivolta verso il lato destro del campo, non estende il braccio nell’impatto con la palla: le braccia più lunghe di Jannik possono generare potenza senza estensione.
Un bent elbow forehand alla Novak Djokovic.
Il gesto di Alcaraz è più classico (..), con la punta dell’attrezzo rivolto verso l’alto con un’estensione completa del braccio e del gomito.
Il suo straight arm forehand fa molto Federer e Nadal.

15

Da qualche parte nel mondo, Montecarlo, Atene o già Adelaide, in Serbia non più, immaginiamo Novak Djokovic nella posizione del Loto che pensa al Sinnaraz e a come ingannare il Tempo.
Nel 2026, il 22 maggio, compirà 39 anni: battere quei due giovinastri, vincere l’ennesimo Slam, il sogno.
Nole, qua e là, a spizzichi, è parso col tennis giusto (cerebrale, velenoso, enciclopedico) per l’ultima thule.
Ma deve avere tutti gli astri dalla sua parte, nel 3 su 5, e fregare la spia accesa del motorone.
Coppa Davis a Malaga, quindi già Kosmos Cup, Italia-Serbia, 2023.
Djokovic contro Sinner, 2/6 6/2 5/4, 40/30, secondo match-point per il serbo.
Che sceglie di incrociare il passante, con l’italiano proiettato (da sinistra, dall’altra parte..) a rete, invece del lungolinea.
Ci sarebbero almeno 3 metri e mezzo di corridoio sulla destra di Jannik.
Quel colpo, con la conseguente correzione (facile) del roscio, cambia la carriera di entrambi.

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Chiudiamo con un acuto degno di Enrico Pallazzo.
Sui media generalisti e i vip (o presunti tali) ubriachi di tennis, stendiamo un velo pietoso, sul sistema FITP un telegramma esplicativo.
Il papocchio, con relativo cambio di Statuto, per consentire ad Angelo Binaghi di essere l’unico candidato.
L’inserimento degli E-Sport è misura attiva (..) nel gonfiare le cifre dei tesserati.
Tennis, beach, padel, E-sport, padel, pickleball, tennis in carrozzina.
E’ propedeutico alla narrazione del boom e delle vittorie della Federazione.
Ci si allarga fino a una norma studiata per Chiara Appendino, vicepresidente FITP (5 Stelle), coinvolta nel pasticcio (brutto) di Piazza San Carlo in occasione della finale Champions 2017.
In Federazione, da giugno potrebbero tesserarsi anche ergastolani (citiamo l’ottimo Tennis Magazine: i giornaloni preferiscono il buffet e il pass gratis).
Se vogliamo situazioni orbanesche nell’ex Bel Paese, la FITP è un modello.
Un’autocrazia riferita a un federale e alla sua corte.