Il Tempo di Annemarie Moser-Proell è ancora un presente continuo, in bianco e nero, con i berretti di lana, di un’atleta che non poteva essere definita solo dalle vittorie.
Una Campionissima senza riferimenti ed eguali, in un’era nella quale si poteva (ancora) essere prima donne e poi sportive.
Wikipedia, le 62 vittorie in Coppa, le 6 coppone, i 4 titoli mondiali, l’oro olimpico, non rendono l’idea di chi fu Annemi.
La (più grande) sciatrice del Novecento.
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Sesta di otto figli, Annemarie è figlia di una famiglia contadina del Salisburghese.
Babbo Josef, tentando di gestire quel terremoto con le efelidi, gli mise ai piedi dei piccoli sci artigianali: la bimba aveva 4 anni.
Non è difficile immaginare perché Proell divenne Proell: crebbe in una fattoria, con uno skilift sotto casa, di Kleinarl.
600 abitanti, il parroco appassionato di sci come autista del club.
Libera, selvatica (..), ogni giorno faceva chilometri per andare a scuola.
L’ambiente collettivo crea i presupposti per l’eccezionalità dell’individuo.
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Annemarie strabiliava tutte, batteva qualche maschietto, bruciò le tappe.
Il suo maestro di sci, Christoph Dertnig, la portò ad allenarsi sul ghiacciaio del Kitzsteinhorn, laddove c’era anche la nazionale.
Il Professore Franz Hoppichler, vedendola scendere, comprese subito il talento della Proell e la inserì nel gruppo.
Fu buttata in pista, in una discesa di Coppa del Mondo, a Badgastein.
Aveva 14 anni e mezzo, cadde sette volte, finendo ultima.
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Nel 1969 Anton Rohrmoser, titolare di un’azienda di materiali sportivi, la sponsorizzò.
A Saint Gervais, in Francia, Proell e Atomic cominciarono la loro odissea di successo.
La ragazzina con le lentiggini, a 15 anni e mezzo, partì dalle retrovie, dal sesto gruppo, la pista un campo di patate, chiuse seconda nella libera e ottava nello speciale.
Rohrmoser, un’aquila negli affari, legò Proell con un contratto (capestro) quasi a vita: la fece firmare nella sua magione, a Wagrain.
Nella fabbrica di quel paese, la campionessa conobbe un giovane tecnico, dipendente dell’azienda: Herbert Moser.
Si disse che i primi contrasti fra Annemarie e il suo mecenate risalirono a quella storia d’amore con Herbert, sposato nell’ottobre 1973 a Ebern.
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Lo strapotere fisico e tecnico della pupa convinse molte, e molti, a provare gli sci Atomic.
11 vittorie consecutive in discesa, dal dicembre 1972 al gennaio 1974.
Nel 1975, a Grindewald, fece poker in due giorni.
4 successi in 4 gare, 100 punti in classifica generale.
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Moser-Proell faceva traiettorie sue, provava linee e curve “da uomo”.
Era una storia agonistica a sé.
A Grindewald, nel 1972, nella prima cronometrata sbagliò nel tratto chiave e uscì.
Risalendo il percorso, osservò le linee delle altre.
La mattina della corsa, in quel punto caddero in tante: Cindy Nelson si dislocò il bacino.
Lei invece lì la vinse.
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La Tigre di Kleinarl o La Proell, come la chiamavano i francesi, era divertente, sfacciata, bizzarra, carismatica, polemica.
Ebbe discussioni con tutti, soprattutto con la federsci austriaca, l’OSV, e l’Atomic.
Una volta, aspettando il suo turno al cancelletto di partenza, chiese a un tecnico una sigaretta e se la fumò.
Insegnava alle amiche del Circo Bianco i trucchi per scappare dagli alberghi.
La Proell vinceva e se ne fregava delle pose e delle etichette.
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Sapporo 1972 fu una pillola amara, una lezione di vita.
Venne criticata, scorticata, per due argenti olimpici.
Ci arrivò da strafavorita, invincibile, perse dalla diciottenne Marie-Theres Nadig sia in discesa che in Gigante, quest’ultimo beffata dal cambio di condizioni della neve.
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Il marito Herbert se ne andò a lavorare alla Kastle, una mossa strategica per portare via anche la stella del Wunderteam.
Rohrmoser consigliò (..) all’OSV il divieto di cambio di marca, ai suoi atleti (atlete), almeno fino alle Olimpiadi di Innsbruck.
Al termine della stagione 1973-74, Moser-Proell fu costretta – a furor di popolo – a rinunciare al contratto con la Kastle.
Persisteva l’ipocrisia decoubertiana, schiavista, dei legami commerciali sottobanco, per accontentare il dilettantismo di facciata del Comitato Olimpico.
Annemarie abbandonerà la ribalta nell’estate 1975, dopo l’ennesima Coppa del Mondo e un distacco evidente dal mondo dello sci.
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Il ritiro dalle scene le permise di evitare la pressione (insostenibile?) delle Olimpiadi in casa, a Innsbruck, dopo aver sperimentato – sulla pelle – le polemiche di Sapporo ’72.
Aprì un caffé bar, il “Chez Annemi”, a Kleinarl.
Stava dietro al bancone fingendo di non essere la Moser-Proell..
Gestiva l’attività con Herbert, si alzava tutte le mattine alle 5 per preparare torte, strudel, pasticcini.
Nel gennaio 1976, a una festa che organizzò per la tappa concomitante di Coppa, disse agli amici che non rimpiangeva lo sport, che era felice di stare in pantofole.
Il motivo di quel ritiro, temporaneo, era anche la malattia del padre: Josef morì di cancro ai polmoni nel giugno del ’76.
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Durante il buen retiro, chi sciò con lei notò che era sempre la Proell: una super atleta.
Il 3 novembre ’76 l’annuncio: “Mi piacciono le gare, mi stavo annoiando, sono piena di energia.”
Non aveva nelle gambe gli allenamenti estivi e, per complicare ancor più il ritorno, a due mesi dall’inizio della Coppa dovette sottoporsi a un intervento chirurgico agli addominali.
Si mise di traverso pure il meteo: all’apertura, in Val d’Isère, entrambe le discese furono cancellate a causa delle (forti) nevicate.
Nel Gigante, disputato in condizioni al limite, sorprese anche se stessa: “Spero di entrare nelle Prime Dieci..”
Si impose (la grande) Lise-Marie Morerod, lei giunse terza.
Settima a Courmayeur, nella prima libera – a Cortina d’Ampezzo – sbaragliò la concorrenza.
Diede 1″63 all’italiana di passaporto iraniano Elena Matous: quel numero, sull’Olimpia delle Tofane, esaltò tifosi, tecnici, giornalisti.
La Moser-Proell era tornata, alla sua maniera.
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A Zell am See, prima di Natale, una primula rossa: Annemarie cadde in discesa.
La prima volta, in gara, dal 1970.
Si era presentata in Francia sui 63 chili, almeno 7 chili sotto il suo standard: durante la sosta aveva perso massa muscolare.
Vinse le due libere dell’anno nuovo, a Pfronten e a Garmisch (sciando su sci da discesa di 225 centimetri), ma evidenziò carenze nel fondo, nella resistenza.
Stava improvvisando, ripartendo quasi da zero: solo lei poteva permetterselo.
“Proell beve e fuma, le altre sciatrici vivono in astinenza e non hanno la minima possibilità di batterla.”
(Marie-Theres Nadig)
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“Annemarie Moser-Proell è lo sport (anche) come divertimento, Lindsey Vonn è lo sport come missione finale, come superamento e non confronto.”
(Paolo Viberti)
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Fama e controversie, l’insalata mista della fuoriclasse austriaca.
Dopo il Gigante della Val d’Isère, l’8 dicembre 1977, prima Morerod, seconda lei, Heinz Krecek, il giudice di gara FIS, la squalificò per aver indossato una tuta non regolamentare.
Proell vestiva un (semplice) maglione.
Quando a marzo Hanni Wenzel vinse la coppona, con appena 7 punti di vantaggio su Annemi, 154 a 147, ci si rese conto dello sgarbo..
Il dualismo con Wenzel regalò il bis, shakespeariano, l’anno successivo in Giappone, a Furano.
Proell si era ammalata nella trasferta americana e nell’epilogo nipponico accadde di tutto.
Una tempesta di neve rinviò le gare di un giorno.
Il 18 marzo Perrine Pelen beffò Wenzel di un centesimo, con Moser-Proell terza, nello slalom.
Il 19 marzo, nel Gigante, nella prima manche la liechtensteniana (quarta) precedeva di 26 centesimi l’austriaca (sesta).
Nella seconda, Annemarie ribaltò il tavolo e finì al secondo posto, dietro a una dominante Nadig, e si assicurò la Coppa per 3 punti (243 a 240).
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Durante l’assenza dall’agonismo, Proell aveva girato delle pubblicità.
Per tornare alle Olimpiadi, i parrucconi del CIO, presieduti da Will Deume, le diedero l’autorizzazione riunendosi in assemblea plenaria, il 24 ottobre 1979, a Nagoya.
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Per Lake Placid, Atomic preparò sci mai provati prima da Proell.
Materiali testati direttamente là, confidando nelle temperature rigide di quel luogo.
La mattina del 17 febbraio 1980, alla partenza della libera olimpica, alle 11 30 c’erano meno 14 gradi.
La Whiteface Mountain, 700 metri di dislivello, 2698 metri di lunghezza: ad aprire le danze, con il pettorale 1, Cornelia Proell, la sorellina di Annemarie.
Stavolta, ennesima chiusura del cerchio, la favorita era la Nadig che in Coppa aveva già vinto sei discese e preceduto in prova Moser-Proell di 28 centesimi.
Annemarie col 6, su un fondo che pareva cemento, scese con l’aggressività e il controllo che solo lei possedeva.
Dopo 38 secondi, Proell aveva già 1″01 su Jana Soltysova.
114 all’ora sulla stradina, a uovo, in posizione, sfidando il vento.
1’37″52 al traguardo, 2 secondi e 19 centesimi di vantaggio.
Annemarie oro, Wenzel (a 7 decimi) argento, meglio di Nadig bronzo, col 9, a 84 centesimi.
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L’ultima thule della Proell nella Coppa delle Nazioni, a Saalbach, il 16 marzo 1980, in uno slalom Parallelo.
Un formato di gara che la divertiva: se ne aggiudicò tre di fila, dal 1978.
Batté di giustezza Claudia Giordani e, a rivedere le immagini tivù di quella furia, quella miscela di potenza e agilità, i piedi intelligenti, si comprende meglio l’unicum che fu.
Avremmo rivisto un altro chassis del genere, solo quarant’anni dopo, in una biondina del Colorado di nome Mikaela Shiffrin.
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Il 29 novembre 1982 nacque Marion Moser.
Nel 1999 Annemarie Moser-Proell venne eletta sportiva austriaca del secolo.
Herbert Moser morì, per un cancro ai polmoni, nel gennaio 2008.
Annemarie vendette l’attività, che oggi si chiama Café Restaurant Olympia ed è un’attrazione turistica, e nel 2009 è andata ad abitare nella casa che aveva progettato col marito.
