Taccuino a fegatelli dello sci alpino 2025/2026.
Una stagione lunghissima e storica, sul serio, di un Tempo (un’età dell’oro) che vorremmo eterno ma è agli sgoccioli.
Al pari del solo ciclismo su strada, primavera, estate, il Circo Bianco, autunno, inverno, racconta il (piccolo) mondo e l’umanità al suo meglio (peggio).
Perché attività culturali e geografiche (..), in movimento, scenari senza tetti in testa, col cielo come unico coperchio.
1
Il 12 settembre 2025 a La Parva, in Cile, durante il training camp della nazionale italiana di discesa, cade Matteo Franzoso.
Due giorni dopo, troppo grave il danno cerebrale arrecato dal trauma cranico, il liberista genovese muore.
Il 16 settembre avrebbe compiuto 26 anni: era in pianta stabile nella seconda squadra di Coppa del Mondo.
Si allenava allo Sci Club Sestriere, allenatore il fratello Michele.
Le condizioni di sicurezza della pista d’allenamento erano, al solito, precarie.
Franzoso, a tutta velocità, era stato sbalzato fuori dal tracciato, dopo una spigolata atterrando da un salto, contro una staccionata in legno.
In primavera era morta la promettente francese Margot Simond.
A marzo, il giovane Marco Degli Uomini.
11 mesi prima, l’incidente fatale a Matilde Lorenzi.
Lo sci è sempre più pericoloso, malgrado le regole degli ultimi anni, soprattutto in allenamento e nelle competizioni minori.
I materiali, fotonici, fanno pagare gli errori tecnici: lo standard ormai, nella carriera di un atleta, è rompersi almeno una volta un ginocchio.
Urge una riforma complessiva del giocattolo: sci, scarponi, attacchi, tracciature.
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Rettenbach ottobrino, il prologo della festa, con una neve facile (molle), sul pendio più difficile per le dame.
Gigante reso ancora più tosto dal ventaccio in cima e la pista bucata sotto.
Con Marta Bassino e Federico Brignone tra ospedali e J Medical, per la riabilitazione, era dal marzo 2013 che la prima azzurra (Sofia Goggia) partiva dopo il primo gruppo (col 16).
La prima manche viene illuminata da Julia Scheib, che dal muro prende ritmo e travolge la concorrenza.
L’ape atomica Alice Robinson in un minuto ci illustra la sua essenza (rollercoaster): traiettorie da acrobata ed errori grossolani.
Lena Duerr, sui sassi (..), niente male.
Si rivede (col 20) una promettente Mikaela Shiffrin.
Nella seconda, le americane (A J Hurt, regale sul piano, Nina O’Brien, la stessa Shiffrin, la muscolare Julia Moltzan) fanno un party.
Per il grosso scalpo, Lara Gut va a nozze sui dossi, cicca l’entrata sul muro e recupera nel raccordo, di traversate e tecnica.
Scheib conferma, chiudendo le linee sopra: 1-2 Rossignol, si ricomincia come la stagione precedente.
Julia, sciata strapotente e fluida, è stata una predestinata: 27 anni, fermata da due rotture al crociato anteriore (ginocchio sinistro nel ’15, destro nel ’21), una mononucleosi, sarà la migliore gigantista del lotto.
Nata in Stiria, a 2 anni e mezzo era già sulle nevi, oggi abita a Graz.
Il Wunderteam aveva bisogno di una campionessa: l’ultimo successo in GS di un’austriaca risaliva a Eva-Maria Brem, a Jasna, nel 2016.
Scheib sta imparando a convivere con la pressione mediatica, laddove (in Austria) è sport (e patrimonio) nazionale.
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Alla domenica, a Soelden, start abbassato per i fusti causa Eolo.
Si vede poco, subito 10 porte al 40 %, tre dossi nell’epilogo.
Marco Odermatt ritmico, che sbaglia una linea nella prima manche, ma cambia passo in uscita sulle onde (75 orari), duella col redivivo Marco Schwarz (bello diretto e stiloso), e la vince nel finale della seconda.
Nel nevischio, un caterpillar: tutto cambia, Odi è sempre il capobanda.
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“Il nostro è un movimento che ha dei problemi serissimi.
Far sciare un ragazzino delle categorie baby, cuccioli, fino agli allievi, può costare 5000 euro all’anno ma solo se non si fa l’estivo, sennò parliamo di 10-15000 euro a stagione.
Anche noi in paese – Sauze d’Oulx – abbiamo ragazzini che non si possono permettere di sciare.
Il calo di numeri è notevole nelle ultime annate.”
(Barbara Merlin / Race Ski Magazine, Gianmario Bonzi)
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Levi Black, Circolo Polare Artico, alla partenza è meno 17, ghiaccio puro, tracciatura croata aritmica, coi dossetti.
Loic Meillard liscio come l’olio, Atle Lie McGrath (dopo un errore sul “muretto”) finisce più veloce dell’elvetico.
Fenomenale Lucas Pinheiro Braathen sui dossetti, che utilizza al meglio i cambi di pendenza: l’unico a palla negli ultimi tre quarti, ritmico.
Clément Noel, sulla sua pista, più conservativo prendendo spazio su una lunga, a 41/100 dal brasiliano.
Eduard Hallberg, col 29, un 2003, fa il piano sotto meglio di tutti.
Abbiamo finlandesi e belgi più performanti degli azzurri, in slalom, eh..
Seconda run con più luce e il cielo terso, bella filante.
Per la statistica, la velocità media degli slalom nel 2024/2025 è di 50 km/h.
Hallberg conferma il podio, il terzo posto, bravo bravo nello scorrimento.
Braathen perde un decimo da Noel, ma si salva lassù: vernice carioca in Coppa, venticinquesima nazione iscritta nell’albo dei vittoriosi.
Braathen cresce, mese dopo mese, strepitoso anche in Gigante, e minaccia (..) di puntare, tra un po’, alla coppona.
Lucas è pop, todo belleza, calamita di un pubblico che non è quello classico dello sci.
Lui e il gemello diverso McGrath, dal Baerums Skiklub con furore, caratterizzeranno tutta l’annata dell’oltre Odi.
Nell’alveo tecnico poi, Norge unica alternativa allo squadrone svizzero.
Tre brit a punti, 2 nei primi 7, un brasiliano che vince, un finnico che svetta.
Un solo italiano all’arrivo, Tobias Kastlunger, dodicesimo.
Si prospetta un mezzo disastro, ancora.
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La Levi Black di ieri è invece lo stato dell’arte nello slalom rosa.
Nei rapid gates, inizia come finirà: una donna sola, bionda, al comando.
Speciale atipico, murettino (..), una contropendenza, posizione bassa su, alta giù.
Si sono allenate insieme e tutte si sono spaventate vedendo Shiffrin..
Duerr farebbe giusto il collegamento e prende 6 decimi ad Anna Svenn Larsson, poi scende Mika e le rifila 1″49.
Camille Rast, mica pizza e fichi, becca 2″45, Katharina Liensberger si arena sul piano.
L’unica a vedere (?) la schiena di Barillina è la nostra (albanese) Lara Colturi, il giorno del compleanno (19 candeline), precisa, ordinata, a 1″08 dalla Regina.
Analisi spiccia: Shiffrin spinge in uscita curva, rispettando l’asse trasversale e quello longitudinale, con una naturalezza aliena, braccia composte, piedi dinamicissimi, le altre grattano (tanto) attorno al palo.
Produce tutti quegli angoli, così velocemente, una figura dietro l’altra, senza carving estremi: meno tempo e distanza, a ogni palo.
Un no contest.
Al secondo giro, ammiriamo una Emma Aicher (22 anni) da lustrarsi gli occhi.
La tedesca (l’unica vera polivalente del circuito) c’è: essenziale, minimale, sicura nelle tracce.
Abbiamo un’altra Maria Riesch, forse pure meglio.
L’altra teutonica, la veterana Duerr, si aggancia alla seconda porta del muro.
Bella manche, progressiva, di Colturi: podio giovane, di pretendenti, dietro a Her Majesty.
Che spinge fortissima nelle 4 porte chiave, un computer nella lettura del disegno (svizzero), sequenza di lancio irreale e 1″66 alla seconda.
Miglior tempo di manche (‘azz), nona renna che chiama Winkie in onore di mamma Eileen.
Le altre otto della scuderia Shiffrin?
Rudolph, Sven, Mr Gru, Ingemar, Sunny, Lorax, Grogu e Dori.
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Giovedì 20 novembre, a Copper Mountain, Lara Gut cade mentre si allena nella velocità.
In una giornata nebbiosa, impatta la mano in una porta e va in rotazione.
Lesione al legamento crociato del ginocchio sinistro.
..
“Please make races shorter!” urla alla telecamera Sam Maes.
Il Gigante sulla West Encore, Colorado, la pista più in alto della Coppa, è un quadretto di questo sci.
Malgrado l’altitudine, si scende sulla neve artificiale, il verde brullo circonda la stazione.
Le due prove, su un manto infido, iperaggressivo, sono una Via Crucis dell’acido lattico.
Nella prima, avanti nel parziale, esce Odermatt: liberi tutti.
Alternanza ballerina sole e ombra, poi quasi crepuscolo, al traguardo ci arrivano tutti lessi.
L’ultimo muro, nella seconda, finisce le gambe.
Stravince Stefan Brennsteiner, pettorale 1, bello centrale, 95/100 su Henrik Kristoffersen e 1 secondo su Filip Zubcic.
34 anni, quattro operazioni alle ginocchia per crociati rotti: un vincitore d’altri tempi per un Gigante d’altri tempi.
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Engadina, speed opening del venerdì.
2745 metri, meno 4 al cancelletto, sole e (quasi) tiepido giù.
Col nuovo schuss si mantiene di più la velocità.
Michelle Gisin, nel secondo training, è caduta (di faccia): polso destro rotto, lesione alla colonna vertebrale e al ginocchio sinistro.
Corviglia da 1 minuto e mezzo di percorrenza.
Laura Pirovano prende spazio nel curvone e guadagna sul raccordo.
Cornelia Huetter scorrevole sul pianoro, sempre sullo sci lassù.
Aicher 32 metri di salto, molto alta (troppo), chiude con una riga.
Miriam Puchner slittona di brutto, cattiva, punte a valle.
Bel raccordo di Goggia, 112 orari sotto, ma non basta.
Poi scende Lindsey Vonn, 41 anni, una protesi monocompartimentale laterale al ginoccho destro, dal collegamento in giù fa una gara a parte.
1″16 su Puchner, game over.
Dopo i primi 40″ superiorità acclarata.
“Lindsey ci ha preso per mano e ci ha accompagnato a scuola con un ciuccio in bocca.” (Sofia Goggia)
Eccellente col 27 Magdalena Egger (2001) che chiude gli ultimi due settori a 45/100 dall’americana.
Che con Aksel Svindal pare nella “migliore forma di sempre”.
Ultima vittoria 7 anni fa, sono 83 (and counting), 2″ a Puchner nei 50″ finali.
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Il bis è in una Sankt Moritz con l’inversione termica, su una neve facile.
Head ha stravinto ieri, stravince oggi.
L’ultimo salto è pericoloso, Lolli Pirovano sbaglia nel punto chiave (a metà), eccellente sotto, Goggia alterna magate a goggiate.
Vonn sopra è una scheggia, sotto deve allungare la traiettoria per rimanere dentro: non come ieri, ma è ancora davanti.
Aicher, leggera, con una sciata peculiare, ricama una tripla e chiude lo schuss con la sua linea.
Prima Emma, seconda Lindsey, terza Sofia.
19 anni di differenza tra Aicher e Vonn.
La nipotina e la zia: non ditelo alla biondona, che s’arrabbia..
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Podkoren 3 di lusso in slalom, velocissimo sopra, tecnico sotto sul “duro”.
Rast col 6 fluida sul muro, meglio di Shiffrin che (col 3) prende velocità ma con margine.
Notevole la tracciatura di Alessandro Colturi: non è quella schifezza di Semmering, uno spettacolo trash (disegno, nessuna barratura, sapone e buche) salvato dalle campionesse.
Lara, sui tempi di Shiffrin e Rast, s’incastra con lo scarpone in un palo ed esce.
5 azzurre su 6 qualificate, Lara Della Mea brava su col 21.
Disegno svedese della seconda, un po’ più aperta, sul marmo (..), col cambio di pendenza sbilenco, 9-9 metri e mezzo.
Giulia Valleriani (40) scende di cazzimma: 21 anni, di Latina, belle ginocchia.
Sul tracciato di Sacha Sorio rivediamo (la promettente) Dzenifera Germane, dopo la lesione a menisco e cartilagine e un anno di stop: composta, veloce.
Notevole pure Martina Peterlini (24) da top 10.
Se Moltzan e Wendy Holdener spingono, a manetta, le ultime due sembrano un cartone animato.
Shiffrin fa il primo settore simil ologramma, una furia, numero circense a inizio muro e figura sotto volata.
Incredibile a Kranjska Gora, Rast – in stato di grazia – base palo ai limiti, sotto, un portento, la batte di 14/100.
E’ la gara femminile del ’25/’26, rimarrà un unicum nello strapotere di Mika che inanellerà una sequenza irreale di slalom.
Camille bissa il Gigante del sabadì.
Talento fuori categoria, l’elvetica continua a portarsi dietro gli strascichi della caduta al Sestriere.
Una lesione permanente, ossa e legamenti intatti, che ogni tanto la obbliga a fermarsi.
Le 4000 porte d’allenamento estivo avrebbero potuto essere di più.
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E’ Tempo di classiche, a Wengen si celebra un rito.
Lauberhorn con vento e cielo coperto, Minsch-Kante col ghiacciolino, partenza abbassata dall’Hundschopf, 40 secondi in meno di gara.
10000 persone sulla collina, dallo start.
Ieri in SuperG, battesimo vincente di Giovanni Franzoni.
Vincent Kriechmayr entra bene nella Kerner-S, Ziel-S che ci spiega il suo magistero.
Odermatt col 7, tifo da stadio, fa i 109 orari alla Kernen-S, scorre sulla stradona, 149.7 prima del Silverhorn, un paio di passaggi da Gigante sottolineano lo chassis da mostro.
79/100 su Kriechmayr e la coppona in tasca già a metà gennaio.
Vedi Stefan Rogentin e ci si accorge, rispetto a Odi, che sulla Kernen-S è meglio alzare il piede.
Franjo von Allmen in quel punto esagera, velocissimo in entrata, e si porta il fardello fino al traguardo.
Nessuno prende i rischi di von Allmen, oggi, in discesa.
151.6 di Dominik Paris sulla stradona, che perde il podio sopra, mentre sotto fa l’uomo jet.
Franzoni col 28, attesissimo, imbocca il ponte a 86.5 km/h e pittura la Ziel-S: terzo a 9 decimi, una grande conferma.
L’Italia ha trovato un campione.
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Martedì a Kronplatz, Gigante col ritorno (a sorpresa ma non troppo) della Brignone.
Che scende benissimo, in bolla, settima nella prima manche a 1″18 dalla leadership.
Sulla Erta, trenino Sara Hector, Rast, Scheib.
Seconda più filante, meno complessa, da linee tese dopo il muro: come fa Valérie Grenier, azione elegante.
Sul tracciato di Walter Ghirardi, allenatore della Hector, Brignone conferma l’impressione mattutina.
A 292 giorni da quell’incidente devastante, Cortina non è più un miraggio.
Per la vittoria, Scheib potentissima sul muro, chiude con il piede a valle.
Rast, più leggera e ritmica, sbaglia (va in rotazione) sotto, seconda.
Hector, un 4×4, perde mezzo secondo sopra e, a dispetto del piano, conclude terza.
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Sacro e profano in quel di Kitzbuhel, nel giorno più importante dello sci alpino, quello della libera del sabato.
Cielo bianco latte, fondo ghiacciato con più grip, veloce ma non quanto il venerdì del SuperG e dello scalpo numero 53 di Re Odi.
60000 spettatori, festa nazionale e dello sci, 380 euro la tribuna, 45 il prato.
Bello Mattia Casse sulla Steilhang, 114 km/h all’entrata della stradina, su una Streif meno rugosa del solito.
218 centimetri per domare la pista più famosa del mondo.
Franzoni antologico, alla seconda Kitz della sua vita: 130 all’ora sul salto, Bruckenschuss preso stretto, attacca il Larchenschuss a 94 orari sul curvone, l’Hausbergkante lo traccia (143.9 sullo schuss davanti al traguardo).
Odermatt, per completare la collezione, col 12, gigantista sulla Carousel, super prima del sentiero, ma non tira dal Seidlalm all’Hausbergkante come l’azzurro, malgrado la mini rimonta sul rettilineo.
7 centesimi, un’inezia e una maledizione.
Franzoni da Manerba del Garda, cerotto sul naso e lacrime, se la porta a casa, nel pandemonio, evitando pure la beffa di Maxence Muzaton che sopra aveva 54/100 di vantaggio..
Gio a Wengen aveva fatto la differenza laddove ebbe, nelle reti, il peggior incidente della carriera.
2001, come Von Allmen, mancava nella scorrevolezza, ha aggiunto 6-7 chili di muscoli alla corazza.
L’anno scorso condivideva la camera, nelle trasferte, col povero Matteo Franzoso.
Un po’ come Odermatt e Cyprien Sarazin, conduce le curve da gigantista, lui con la base da sciatore evoluto.
Se von Allmen è l’erede di Paris, del velocista puro, carrarmato, Franzoni è il nuovo Kriechmayr, il liberista tecnico e stilista.
Giovanni, von Allmen e Alexis Monney sono il futuro, della discesa e del SuperG, che è già presente.
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Le convocazioni per le Olimpiadi sono un pasticciaccio brutto, per definizione, nelle nazionali maggiori.
Perché il quinto (sesto) svizzero o la quinta (sesta) italiana sono strameglio di un dilettante esotico.
Il CIO, per pecunia, si ostina a penalizzare il valore effettivo delle competizioni.
Casa Italia, con la pressione extra dell’evento casalingo, mette il peperoncino sugli spaghetti al dente.
Scegliere Giada D’Antonio e Anna Trocker pare un investimento sul futuro, sperando nella loro incoscienza per il combined.
La gestione D’Antonio, promettente e campana (un territorio, mercato, quasi vergine), è un discreto accrocco.
Tanta grancassa, le trasferte della Nord-Am-Cup (il budget, quando si vuole, c’è..), il salto a piè pari della Coppa Europa.
Quest’ultimo, il minore dei mali, considerando il livello di una delle due (Trocker).
La FISI ha il terrore di un altro caso Colturi, la nostra Girardelli (sigh): la madre colombiana di Giada potrebbe suggerire cambi di passaporto.
Nessuna lealtà del team con le colleghe – Emilia Mondinelli e Roberta Melesi su tutte – che la trafila se la sono fatta.
Asterisco. La D’Antonio, 16 anni, si romperà il crociato anteriore del ginocchio destro, a Dobbiaco, in un allenamento di GS.
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Venerdì a Crans Montana, celeberrima (ahinoi) anche in Italy – il paesello di Girolimoni, Vermicino, Garlasco.. – dopo la tragedia di Capodanno.
Sul Mont Lachaux, partenza abbassata dopo la nevicata e visibilità piatta, alcuni passaggi su una nevina marcia.
La situazione non viene migliorata dalla tracciatura italiana, pericolosa nel finalone dopo Le Tobogan e Le Reck de Vermala, con una combinazione azzardata sul muro.
Nina Ortlieb, sulle uova, si schianta sulla compressione ed entra nelle reti.
Marte Monsen esce sul muro al 53 %, perdendo il casco, col viso tumefatto.
Quando Vonn spigola e vola fuori, intrappolata come un insetto tra le protezioni, si decide di annullare la corsa.
Che non avrebbe dovuto nemmeno disputarsi, in quelle condizioni, a dispetto del parere di alcune (Brignone), discordante dalle compagne (Goggia, Pirovano).
A una settimana da Milano-Cortina, una delle due superstar americane viene portata via con l’elicottero.
Merdre.
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https://www.sport-e-cultura.com/2026/02/25/lolimpiade-che-ci-gira-intorno/
Nel bailamme degli eventi olimpici, uno dietro l’altro come i vagoni della metro di Milano, manca una riflessione sul grande campione, la superstella, che prolunga all’infinito la carriera.
Un tema che sta diventando centrale.
Adrenalina, passione, mercato, fama.
Lindsey Vonn è stata operata alla tibia della gamba sinistra quattro volte a Treviso, poi un’altra volta al ritorno in America.
Ha rischiato l’amputazione dell’arto, adesso è su una sedia a rotelle ma sogna (?) l’ennesimo ritorno.
Accompagnati dalla propria gloria, icone pop, collezionisti di primati imbattibili (..), stanno diventando un’avanguardia verso un altro concetto del Tempo.
Lo sfidano, lo scherzano, lo beffano.
Prima, erano rarità e ci apparivano dei vecchi saggi: Kareem Abdul-Jabbar, Martina Navratilova, Dino Zoff, Josefa Idem.
Adesso, imprenditori di sé e del proprio ego, sembrano cristallizzati nel rifiuto del Tempo.
Cristiano Ronaldo, Novak Djokovic, LeBron James, Leo Messi, Marcel Hirscher.
Sottolineare l’eccezionalità di questi fenomeni, anche di longevità, è una strategia di marketing.
Nasconde la realtà: gli atleti prolungano la propria carriera perché affiancati da una scienza medica sempre più decisiva, invasiva e costosa.
Alcune superstar dello sport ci comunicano il loro disagio, rispetto a una vita normale, da baby pensionati straricchi, lontani dalle attenzioni della folla, dei media, dai gesti della preparazione e dell’agonismo.
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Lolli Pirovano dalla Val Rendena, a un passo dalla Val di Fassa, si sblocca (finalmente) in una discesa di un venerdì di marzo, su La VolatA di Passo San Pellegrino.
Spianata su, curvone à bloc, per entrare e uscire sui muri del Poeta, lei Poetessa.
Vince di un niente, 1/100, sul tgv germanico Aicher e 29 centesimi su Breezy Johnson.
Emma, colei che dopodomani si prenderà lo sci femminile, per 9/100 non ha due ori olimpici.
Con pochi centesimi in meno, in 3-4 gare, avrebbe messo ancora più pressione addosso alla Regina in classifica generale.
Breezy, promessa sposa a Cortina, vanta un back to back raro (Mondiale e Cinque Cerchi), ma non ha ancora un successo in Coppa.
Pirovano, a 28 anni, esibisce doti tecniche (sul difficile) da centellinare nei prossimi anni.
Doppia il trionfo subito, il sabato, ancora di 1 centesimo, su Huetter e una rinata Corinne Suter a 5/100.
La trentina (materiale veloce, dosso del Camoscio da paura) era una piazzata, 4 quarti posti e 7 quinti, adesso si mette in bacheca la Coppa di discesa.
Con il trionfo in SG della veteranissima Elena Curtoni, il dì seguente, la Valanga Rosa compone un filotto di 4 successi (aveva iniziato Goggia a Soldeu).
Senza Brignone e Bassino, una roba incredibile.
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A Lillehammer, su neve morta (..) e i prati intorno, la primavera incombe, gran ballo di chiusura.
Non era mai accaduto che due italiani vincessero, in poche ore, sulla stessa pista.
Sull’Olympiabakken si esagera: sabato discesa, Paris e Pirovano, che ormai si adatta persino ai pendii da slittone, domenica SuperG, Goggia (tappa e maglia..) e ancora Dominik.
Kvitfjell si adatta, almeno quanto Stelvio e Streif, alle caratteristiche del fuoriclasse di Ultimo.
Che nel SuperG duella con l’altro venerabile maestro, Kriechmayr.
L’italiano va verso i 37 anni, l’austriaco i 35.
Paris la vince su (e giù) puntando il piedone verso valle nei raccordi, opposto al gigantissimo (di letture) del rivale: 7/100 il margine.
Von Allmen e soprattutto Odermatt stanchini (..).
Dominik non è un personaggio e se ne frega, felice di competere ancora ai massimi livelli.
Alberto Ghidoni tecnico di riferimento, Sepp Zanon skiman, 26 perle in Coppa (stacca Gustav Thoeni..), regala la duecentesima vittoria in Coppa allo sci azzurro maschile.
Missione compiuta.
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Hafjell, slalom finale amazzoni, tutto ruota attorno a Mika (6 di pettorale) ed Emma (4).
45 punti di scarto.
Nel Gigante fusti, a fianco, Odermatt col vento e la neve scivolosa, esce subito.
Pile scarichissime, rischia la coppetta in virtù di una (prima) manche esplosiva di Braathen, ritmico sui dossi.
Meillard un orologio lassù, si aggancia in una dunetta, 63/100 dal brasiliano di Oslo.
Neve trattata col sale, umida, speciale donne estenuante, angolato (79 porte), 3 gradi centigradi.
Katharina Truppe fluida, percorso (di Sorio) lentissimo, 1’09″60 (!).
Holdener sopra attacca, Colturi controlla (esausta), Aicher rapida, armoniosa.
Moltzan, parallela a Wendy, finisce (di poco) meglio.
Shiffrin, sul sapone, sempre in spinta, in anticipo sul palo.
1″10 a Holdener e la coppona a una manche.
Rast, brusca, pare già in vacanza, Larsson (col 12) scende giusta.
Di là, seconda manche, si festeggia Alexis Pinturault: champagne e applausi a un (grande) campione.
Merci.
Timon Haugan azzecca la combinazione sotto, McGrath idem con patate.
Maestro Meillard, composto, di sagacia tattica e sapienza tecnica, prenota l’ennesimo podio di un ’26 stellare.
Braathen, nel sole, gestisce, perfetto sui dossi: Bormio, Kranjska Gora e Lillehammer.
Lucas è ormai il gigantista numero 1.
Nello slalom, in attesa della sfida per la Coppa, Trocker mostra uno squarcio del futuro (prossimo e anteriore): spianata, fluida, piedi incollati al terreno, sbaglia e recupera.
Top 10 alla sesta prova.
17 anni, nona col miglior parziale di manche, è di Fiè allo Scillar: l’Alpe di Siusi ci aveva già regalato Peter Fill e (la sua consigliera) Denise Karbon.
Timidissima nelle intervista, grintosissima agonisticamente: predestinata.
Bei piedi Truppe, leggera, raccordo azzeccato sotto.
Aicher essenziale, modulare, morbida, perde giù ma conferma il crono.
Moltzan (Team USA) in cima non è Emma, un po’ seduta, incide troppo.
Holdener bei collegamenti, alta, tostissima.
Shiffrin, as usual, sembra su un’altra pista: in progressione, sotto accelera.
“Ha questa straordinaria capacità tecnica che le consente di saltare il lato psicologico.” (Ted Ligety)
1″32 a Wendy, 110 in Coppa, 10 su 11 in stagione tra i rapid gates, che sarebbero 11 su 12 contando Sun Valley 2025.
85 punti su Aicher e sesta coppona nel ghiaccio, a nove anni dalla prima.
Che eguagli Annemarie Moser-Proell è solo una giustizia statistica.
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Titoli di coda con la classifica ignorante (..) per marche.
Più un cadeau olimpico, con tanto di legni.
Wunderbar.
Primi Posti.
1° Head 23 / 2° Atomic 20 / 3° Rossignol 10
4° Stoeckli 9 / 5° Van Deer, Salomon 3 / 7° Nordica 2 / 8° Fischer, Kaestle, Dynastar 1
Secondi Posti.
1° Head 25 / 2° Rossignol 14 / 3° Atomic 11
4° Stoeckli 5 / 5° Dynastar 4 / 6° Van Deer, Fischer, Blizzard, Salomon 2 / 10° Nordica 1
Terzi Posti.
1° Head 25 / 2° Atomic, Rossignol 13
4° Fischer 5 / 5° Van Deer 4 / 6° Salomon 3 / 7° Blizzard 2 / 8° Nordica, Stoeckli, Kaestle, Dynastar, Voelki, Salomon 1
Bormio-Cortina ’26
Oro = Atomic, Rossignol 4 Head 3
Argento = Head 6 Rossignol, Stoeckli 2 Atomic, Dynastar 1
Bronzo = Head, Stoeckli 2 Nordica, Rossignol, Van Deer, Atomic 1
Legno = Head 5 Rossignol 3 Stoeckli 2 Salomon, Fischer, Van Deer 1
